Casalesi e politica
Un nuovo pentito disegna scenari allarmati sulle ramificazioni nelle attività amministrative ed economiche del gruppo del clan dei Casalesi ritenuto capeggiato da Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco detto “Sandokan”.
Due verbali con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Vargas sono stati depositati ieri mattina dal pm del pool anticamorra Antonello Ardituro all’udienza preliminare che conta 76 imputati fra i quali, oltre a Schiavone jr, anche l’ex consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro. Secondo Vargas, Ferraro sarebbe stato «sempre molto sostenuto dal punto di vista elettorale dal clan dei Casalesi. Riusciva ad avere un bacino elettorale molto ampio anche sfruttando gli appalti che vinceva nel settore rifiuti in provincia di Caserta e alle conseguenti assunzioni di personale».
Nell’interrogatorio del 31 maggio il pentito definisce Ferraro, suo compaesano, come «il collettore degli appalti per conto del clan dei Casalesi. Da quando è divenuto consigliere regionale riusciva a garantire al clan e in particolare a Nicola Schiavone informazioni sui finanziamenti che venivano stanziati o erano in procinto di essere stanziati per appalti nel comune di Casal di Principe e nell’agro aversano in generale. Nicola Schiavone aveva il controllo di questi appalti e decideva di volta in volta a quale imprenditore farli vincere attraverso una sorta di rotazione che vedeva di volta in volta l’indicazione di un’impresa vicina a ciascuno degli uomini più importanti del clan».
Vargas spiega di essere stato fra i beneficiari indiretti della «rotazione» per l’appalto relativo alla pavimentazione dei marciapiedi che, sostiene il pentito, «nel 2009 io e mio fratello Pasquale facemmo assumere alla ditta di Michelangelo Madonna, che è nostro cugino ed è stato consigliere provinciale di Forza Italia». Madonna, che non è indagato, è l’imprenditore che inventò il simbolo del Pdl poi donato a Berlusconi dopo la nascita del nuovo partito.
Afferma Vargas che in una occasione Madonna si presentò alle elezioni comunali a Casal di Principe con una lista civica dopo aver litigato con Nicola Cosentino, il coordinatore regionale del Pdl a giudizio in un diverso procedimento per concorso in associazione camorristica.
«Dopo le elezioni – è scritto nel verbale depositato ieri – poiché la lista di Madonna aveva avuto un buon successo ottenendo alcuni consiglieri comunali, ci fu una riunione fra Nicola Schiavone, mio fratello Pasquale e io stesso nella quale Nicola Schiavone ci chiedeva di intervenire nei confronti di Madonna per far sì che i suoi consiglieri comunali non creassero difficoltà alla maggioranza». Vargas aggiunge di ricordare che «proprio Nicola ci spiegò che bisognava superare quella contrapposizione tra Madonna e Nicola ‘o mericano, cioè Nicola Cosentino. In cambio Schiavone promise di far prendere a Madonna alcuni appalti a Casal di Principe».
Vargas sostiene che il fratello «rassicurò Nicola Schiavone» e parlò con il cugino dicendogli «di non frapporre ostacoli all’amministrazione del Comune. Michelangelo assicurò che così avrebbe fatto per rispetto nei confronti di mio fratello anche se ribadì il suo giudizio fortemente negativo nei confronti di Cosentino che, a suo dire, le persone “se le giocava a carte”».
Fin qui le dichiarazioni di Vargas la cui attendibilità e credibilità potrà essere valutata solo dai giudici all’esito delle doverose verifiche degli inquirenti, che dovranno cercare i riscontri e valutarne la effettiva consistenza. All’udienza di ieri Ferraro, detenuto da quasi un anno, ha chiesto il rito abbreviato. Si sono costituiti parte civile il Comune di Caserta, associazioni antiracket ma non la prefettura di Caserta. Il pm Ardituro ha depositato anche un verbale di interrogatorio nel quale l’ex consigliere regionale ripercorre alcune delle vicende che gli vengono contestate, negando ad esempio di aver fatto da tramite per un incontro fra l’ex boss oggi pentito Luigi Guida e il sindaco di Villa Literno Fabbozzi.
lascia un commento